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Nel libro (e nel convegno) l'avvocato Amodio argomenta che, essendo il processo penale qualcosa della massima importanza che comporta sofferenza per l'imputato (tanto più se innocente), esso non dovrebbe essere disturbato da interferenze mediatiche come purtroppo avviene spesso in Italia.
Un caso per tutti: ricorderete il delitto di Cogne, con una trasmissione in seconda serata sulla RAI che si distinse per superproduzione di plastici del luogo del delitto e discussioni spesso oziose e deleterie per l'accertamento della verità.
Sulla gravità del processo non vi sono dubbi, perché sono in gioco la libertà e l'onore dell'imputato e tutto si deve svolgere correttamente secondo le regole condivise e definite nel codice di procedura penale (non è un caso che si parli di rito processuale, quasi ad attestarne la sacralità della portata ai fini dell'esistenza di un uomo).
Purtroppo questa semplice regola di buon senso viene spesso violata, per ragioni di mercato televisivo (audience), il tutto aggravato da un'ignoranza che appare incredibile anche a me che non sono certo un luminare del Diritto.
Due esempi.
1. Ricorderete anni fa il caso, che fece notizia per diversi giorni, di un anziano che viveva da solo e che dovette essere ricoverato in ospedale; al momento della dimissione, fortunatamente guarito, trovò il proprio appartamento occupato da una famiglia di extracomunitari con bimbi piccoli che faticò a mandar via. Ricordo che in una di quelle mirabolanti trasmissioni che raccolgono "dotti, medici e sapienti" tuttologi, si scatenò un'accesa polemica, fino a quando il sapientone di turno cercò di chiudere la questione parlando di un "vulnus" nel nostro sistema giuridico per casi come quello, sintomo inequivocabile di mala giustizia. Dal contesto del suo discorso, si capiva che il sapientone intendeva per vulnus l'assenza di una norma che regolasse la materia trattata (quindi, forse il termine latino non era appropriato), ossia l'occupazione abusiva di una proprietà; interpretazione avvalorata dal fatto che l'anziano faticò mesi per riavere l'unico alloggio di sua proprietà dove abitava.
A dispetto di tante discussioni e anche di dubbi che la stessa magistratura ebbe sul caso, vediamo che cosa prevede il vigente codice penale all'art.633 Invasione di terreni o edifici:
Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.Non mi pare che vi siano vuoti legislativi o dubbi di interpretazione!
2. Un giorno, quando i miei nipoti erano piccoli, la madre fu costretta a chiamare il 112 perché il cane di un vicino, di razza Rottweiler (tristemente famosa), abbaiava furiosamente e, pur essendo rinchiuso in un balcone al primo piano di un alloggio che dava sul cortile dove giocavano i bimbi, rappresentava sicuramente una seria minaccia.
Eppure, i militari arrivati sul posto stettero quasi per un'ora a guardare il cane che non accennava a calmarsi e dissero a mia cognata che non potevano fare nulla.
Non è così, perché l'art.659 del Codice penale prevede il caso e la conseguente punizione:
Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309.Si può ben capire che in molti casi le leggi esistono e sono state elaborate in modo adeguato; purtroppo, esiste anche tanta ignoranza e supponenza da parte di coloro che, invece di cercare gli strumenti giuridici adeguati, sparano a zero su presunte mancanze del nostro sistema giuridico: direi che il vulnus esiste sì, ma nel loro cervello.

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