"Gli uomini, sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare, poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni che erano a portata di mano e di cui essi non sapevano rendersi conto, e in un secondo momento, a poco a poco, procedendo in questo stesso modo, si trovarono di fronte a maggiori difficoltà, quali le affezioni della luna e del sole e delle stelle e l’origine dell’universo."
Aristotele, Metafisica
Nell'anno 384 a.C., a Stagyra (nei pressi dell'attuale Stavros, nel mar Egeo nord-orientale), nasceva Aristotele, uno dei maggiori filosofi del mondo antico; era figlio di Nicomaco, medico di corte di Aminta III, re dei Macedoni, e fu egli stesso alla corte di Filippo II il macedone, come precettore del figlio, Alessandro Magno.
Fu questo filosofo, nato nella periferia del mondo greco, a fissare i principi fondamentali del corretto ragionamento (deduttivo, innanzitutto), nella sua opera di logica (Analitici), denominata poi Organon (Strumento) da un altro filosofo, Andronico di Rodi, nel I secolo a.C.
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Un esempio del ragionamento deduttivo è costituito dal famoso sillogismo, ossia da un ragionamento concatenato che, partendo da due premesse di carattere generale, una "maggiore" (1) e una "minore" (2), giunge a una conclusione coerente su un piano particolare (3):
- Tutti gli uomini sono mortali;
- Socrate è uomo;
- dunque Socrate è mortale.
I principi su cui si basa il corretto ragionamento, che è esemplificato dal sillogismo sopra riportato, sono tre:
- principio di identità (A è uguale ad A)
- principio di non contraddizione (A è diverso da B)
- principio del terzo escluso (di due affermazioni opposte, l'una è necessariamente vera, l'altra necessariamente falsa e non vi è una terza possibilità).
Il secondo sostiene che, in un enunciato, non si può affermare e negare un predicato del soggetto, nello stesso tempo e nello stesso senso.
Il principio del terzo escluso afferma che in un sistema a due valori, Vero e Falso, un enunciato o è vero o è falso, per cui una terza possibilità è esclusa.
Ne deriva che espressioni del linguaggio comune del tipo "la porta è mezza aperta", oppure la "bottiglia è mezza vuota" non hanno significato nell'ambito della logica formale, esattamente come non ne ha l'espressione "quella donna è un po' incinta".
La violazione del primo principio conduce a delle fallacie, ossia conclusioni non corrette dal punto di vista logico; ne è un esempio lo pseudo-sillogismo:
- a. Tutti i cani abbaiano
- b. Quel politico è un cane;
- c. Quel politico abbaia.
Il principio di non-contraddizione è alla base anche delle dimostrazioni indirette, dette "per assurdo", il cui procedimento è esemplificato nello schema che segue, tratto da Vidali, Filosofia e ragionamento.
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Un'applicazione del terzo principio può essere data proprio richiamando le espressioni comuni sopra riportate, scorrette dal punto di vista logico.
Se infatti affermassimo che "una porta è mezza aperta", dovremmo dire anche che "essa è per metà chiusa"; ciò si tradurrebbe nell'uguaglianza algebrica:
1/2 aperta = 1/2 chiusa
e moltiplicando primo e secondo membro per 2, otterremmo la conclusione chiaramente errata
1 aperta = 1 chiusa.
Infine, per chi ha in odio o scarsa dimestichezza con le dimostrazioni matematiche e obietta che il Diritto non è certo una scienza esatta, come invece sembra essere la Matematica nella convinzione diffusa, mi preme sottolineare che anche la regina delle scienze è tutt'altro che esatta, come mostrano i seguenti "scandali" storici:
- della scoperta della incommensurabilità della diagonale del quadrato (pitagorici);
- della negazione del quinto postulato di Euclide (richiamato nello schema sopra riportato), dalla quale hanno avuto origine le geometrie non-euclidee;
- del paradosso di Russell, che mise in crisi l'apparentemente solida teoria degli insiemi.


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