Circa una settimana fa, intervistarono in uno dei TG nazionali un signore anziano dalla lunga barba e dall'accento siciliano che mi sembrava di aver già visto da qualche parte; quando il giornalista ne pronunciò il nome (Vincenzo Agostino) e accennò al caso che riguardava il figlio Antonino, assassinato 31 anni fa, mi ricordai di una puntata di Blu Notte vista diversi anni fa sull'argomento.
Questa la storia.
E' la sera del "5 Agosto 1989; Antonino Agostino, agente di Polizia alla questura di Palermo, era a Villagrazia di Carini (Palermo) con la moglie Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima ed incinta di due mesi. La sorella Flora festeggiava i 18 anni e così Antonino andò insieme alla moglie al villino dei genitori sul lungomare Colombo a Villagrazia di Carini. Era l'occasione per Ida di comunicare alla sua amica Flora di aspettare un bambino. Le due erano legatissime; grazie a lei nel 1986 aveva conosciuto Antonino. Verso le 19:40, prima di andarsene, i due giovani coniugi andarono dal vicino per fargli vedere l'album di nozze. Improvvisamente arrivò una motocicletta con due persone; iniziarono a sparare: Antonino fece in tempo ad aprire il cancello e fare scudo alla moglie. Colpito da vari proiettili morì all'istante. Ida urlò che stavano uccidendo il marito e da terra li affrontò gridando "vi conosco". Uno dei due le sparò al cuore. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora: Antonino era morto, Ida si trascinava verso il corpo del marito. La madre di Agostino, insieme ad un vicino, la portarono in auto all'ospedale cittadino (distante pochi chilometri). Ida morì pochi minuti dopo il ricovero" (da Wikipedia).
Così si consumò uno dei più efferati delitti dei "favolosi anni '80" del secolo scorso, quelli della "Milano da bere", per intenderci (torneremo sull'argomento in un altro prossimo post); triplice omicidio, di Antonino, della moglie e del bimbo che aspettavano, apparentemente inspiegabile.
Da allora, Vincenzo, il padre di Antonino, non si è più tagliata la barba, per ricordare alle istituzioni preposte che egli continua ad aspettare giustizia per il figlio assassinato, pur temendo di “Non arrivare a vedere chiuso questo processo, per vedere condannato chi ha ucciso mio figlio”.
Antonino era un'agente della Polizia di Stato, in servizio presso la Questura di Palermo, dunque per anni il delitto è rimasto inspiegabile (all'inizio venne seguita persino una "pista passionale" che non condusse a nulla).
Solo venti anni dopo, nel 2009, "il collaboratore di giustizia Vito Lo Forte dichiarò che Agostino, insieme con il collega Emanuele Piazza (anche egli scomparso nel 1990 e il cui corpo non è mai stato ritrovato), anch'egli agente del SISDE, si trovava nei pressi dell'Addaura la mattina del 20 Giugno 1989, il giorno prima del fallito attentato a Falcone e riuscirono ad impedire che l'attentato si compisse, fingendosi sommozzatori e rendendo inoffensivo l'ordigno nelle ore notturne antecedenti al ritrovamento".
Nonostante ciò, qualche anno fa, la Procura che indagava aveva chiesto l'archiviazione del caso ed è stato solo grazie alla tenacia di Vincenzo e alle richieste dell'avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Agostino, che la Procura di Palermo, guidata dal magistrato Roberto Scarpinato, ha avocato a sé le indagini, chiedendo il rinvio a giudizio per i boss mafiosi Antonino Madonia e Gaetano Scotto, accusati dell'assassinio di Agostino, e per un vicino e "amico" di Agostino, tale Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento aggravato.
"Per la DIA, Agostino e Piazza lavoravano in un gruppo segreto di buoni e cattivi. Ai primi appartenevano i due giovani poliziotti uccisi entrambi nel giro di sei mesi. Dei secondi, invece, faceva parte Giovanni Aiello, alias Faccia da Mostro, il killer col tesserino dei servizi segreti in tasca, indicato da diversi pentiti di mafia come il braccio armato dello Stato-mafia tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Aiello fu pure indagato per il delitto Agostino, ma è morto d’infarto due anni fa mentre si trovava in spiaggia"; neanche a dirlo nel periodo in cui si riaprivano le indagini sul delitto Agostino, dopo l'avocazione delle stesse da parte della Procura di Palermo (probabile che si sia trattato di un infarto di Stato).
Per comprendere in quale grande affare fosse incappato, a sua insaputa, Agostino, dovremo scrivere nel prossimo post della trattativa Stato-mafia, ovvero di quel "patto sporco", come lo ha giustamente definito il magistrato Nino Di Matteo.
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