Queste note costituiscono una sorta di edizione straordinaria, dettata da un gravissimo episodio che mi ha profondamente colpito e che si collega ad un altro fatto, fortunatamente meno grave, accaduto all'ex parroco del mio paese, alcuni mesi fa.
Questa mattina, intorno alle 7:00 a Como, è stato ucciso a coltellate "don Roberto Malgesini, 51 anni, valtellinese di Cosio, «prete degli ultimi» per incarico pastorale e vocazione personale".
Ad ucciderlo è stato un senzatetto tunisino, forse con problemi psichici, che il povero parroco aveva sempre aiutato in passato.
Questo fatto mi ha riportato alla mente un episodio analogo, accaduto mesi fa nel mio paese, fortunatamente senza vittime: mi venne detto da più fonti, che Don Paolo venne inseguito nella chiesa madre da un soggetto, forse con problemi psichici, il quale, armato di coltello, aveva sferrato contro il prete diversi fendenti, fortunatamente senza colpirlo.
L'episodio, di per sé molto grave, lo è divenuto ancora di più a causa del comportamento di quanti erano "vicini" al parroco e dei rappresentanti locali delle Forze dell'Ordine.
Di molti dei primi mi ero già fatto un'idea frequentando i Lunedì sera il corso sulla storia della Chiesa, che Don Paolo teneva in modo competente e intelligente: quando a causa della presenza di una molestatrice, la quale anziché sgranare rosari era evidentemente interessata ad attività non proprio religiose, decisi di abbandonare la parrocchia, comunicai a Don Paolo la mia decisione, aggiungendo: "Don Paolo, tu parli spesso del Maligno. Io che non ho la tua fede non so se esista, ma esistono certamente i maligni, molto pericolosi, e credo che tu ne abbia parecchi intorno".
Purtroppo, fui buon profeta, perché nessuno, che io sappia, dei suoi adepti, da me ribattezzati come il Consiglio dei Pastorelli, ha agito per tutelare Don Paolo dopo l'attentato.
Peggio ancora hanno fatto le locali forze dell'Ordine, guidate (si fa per dire) da un soggetto che non riesco a capire come possa essere stato arruolato e possa percepire lo stipendio per un'attività praticamente inesistente, fatta eccezione per intralci ad azioni della magistratura, che pure tendono a punire amministratori del recente passato colpevoli di malversazione e di ingenti danni all'erario.
Il soggetto in questione, con i suoi degni seguaci, sembra che abbia quale principale abilità quella di sparare al poligono alle sagome di cartone, le quali però non rispondono al fuoco nemico; per il resto, è completamente inefficace nel reprimere reati lievi o gravi (il caso di Don Paolo, ad esempio) che pure capitano in una piccola comunità.
E' assistito da un altro "soggettone", suo sottoposto, che in passato, ad una mia denuncia telefonica (auto parcheggiata in divieto di sosta che non mi consentiva di portare a casa delle fascine), cercò di evitare il suo doveroso intervento, rispondendo: "Faccio finta di non aver sentito". Al che gli precisai, in modo piuttosto duro: "Fai conto invece di aver sentito e vieni sul posto, o vengo io da te".
Oltre alla triste vicenda del tentato accoltellamento, Don Paolo ha dovuto pure subire l'inazione e la negligenza dei due "solerti" tutori dell'ordine, da me ribattezzati "i due parà": un paramilitare e un paraculo.
Unica soluzione, tentare di rifilarli all'India in cambio dei due marò: ma gli Indiani non sono fessi!
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